La storia di ARIR

I primordi della Fisioterapia Respiratoria in Italia

La Fisioterapia Respiratoria inizia ad essere conosciuta ed applicata in Italia negli anni ’70, sull’esempio del Brompton Hospital di Londra, con l’introduzione della chest physiotherapy soprattutto in ambito chirurgico e nella cura dei pazienti affetti da Fibrosi Cistica.

Nei primi anni ‘80 sono stati pubblicati degli importanti studi sulla validità dell’ossigenoterapia, unita alla terapia medica, al fine di aumentare la sopravvivenza di pazienti BPCO ipossiemici in stadio avanzato di patologia. Questo ha dato una spinta alla diffusione, in Italia, dei dispositivi per lo stoccaggio per l’ossigeno liquido, fissi e soprattutto portatili. Nel nostro Paese il primo ad utilizzare l’ossigeno liquido per la cura domiciliare dei pazienti ipossiemici è stato il Professor Italo Brambilla, allora primario del Servizio di Fisiopatologia dell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano. Proprio il Prof. Brambilla, in quegli anni, individuò nel fisioterapista la figura sanitaria più idonea per assistere ed educare i pazienti con insufficienza respiratoria cronica in ossigenoterapia a lungo termine. La somministrazione di ossigeno era intesa, per la prima volta in Italia, non solo come “farmaco per correggere il grave deficit di ossigenazione del sangue” ma soprattutto come “strumento” per recuperare un buon livello di autonomia nelle attività della vita quotidiana, uno stile di vita il più attivo possibile e un livello soddisfacente di qualità di vita. Questo impulso era in controtendenza con la cura che spesso si somministravano a questo tipo di pazienti e che facevano del riposo l’elemento cardine per “non nuocere”. Oltre ai dispositivi per la somministrazione di ossigeno, in quegli anni la tecnologia ha sviluppato sistemi di valutazione, cura e monitoraggio che per la prima volta permettevano di gestire con successo, anche al domicilio, pazienti che fino ad allora erano stati confinati nei reparti di terapia intensiva.

Questo momento di grande crescita per la tecnologia e per le possibilità di cura per i pazienti con problematiche respiratorie ha spinto molti ricercatori a gettare le basi della Riabilitazione Respiratoria. Fondamentale è stato l’apporto di alcuni gruppi italiani come quello del dott. Antonio Patessio, in forza all’Istituto di Veruno della allora Fondazione Salvatore Maugeri, o del dott. Nicolino Ambrosino a Montescano, altro Centro storico della Fondazione Maugeri,  considerato il “padre” della Riabilitazione Respiratoria in Italia.

La nascita della Fisioterapia Respiratoria moderna in Italia

Nei primi anni ‘80, occuparsi di problematiche respiratorie significava per i fisioterapisti addestrare i pazienti alla “respirazione diaframmatica”, o alla  respirazione “costale alta e costale bassa” ossia insegnare a “respirare correttamente”.  Ai pazienti ipersecretivi si proponeva  il drenaggio posturale associato a clapping e vibrazioni nei diversi decubiti compresa la posizione declive; al fine di “rinforzare il diaframma” si chiedeva al paziente respirare da supino con un peso sull’addome come resistenza inspiratoria (generalmente un sacchetto si sabbia). Queste pratiche stridevano però con la letteratura scientifica pubblicata e, a sottolineare quanto fosse necessario avere un documento che tirasse una riga tra ciò che era scientificamente valido e provato e ciò che non lo era, nel 1986 il Prof. Ambrosino pubblicò il testo “Valutazione e trattamento riabilitativo in patologia respiratoria”, offrendo a tutti una sintesi di ciò che era scientificamente applicabile in Riabilitazione Respiratoria. In quel momento era chiaro il divario tra quello che comunemente veniva fatto, senza un vero criterio scientifico, e ciò che invece appoggiava su più solide motivazioni. Sarebbero passati molti anni prima che buona parte di queste informazioni fossero diffuse su tutto il territorio ma fu in quel momento che nacque la Fisioterapia Respiratoria moderna in Italia.

Le attività dell’Associazione

Dalla sua costituzione, l’ARIR ha perseguito il suo obiettivo primario principalmente attraverso la formazione professionale e divulgazione editoriale. Negli ultimi anni sono maturati importanti rapporti di collaborazione con con Università, Enti Governativi, Società e Associazioni di professionisti e di pazienti a livello italiano ed internazionale, ciò ha aumentato la possibilità di  confronto con gli stakeholder della Riabilitazione Respiratoria e quindi di ampliamento e di integrazione delle competenze del Fisioterapista Respiratorio italiano con quanto presente in altre realtà.

L’attività formativa

La prima iniziativa formativa organizzata da ARIR ha preso vita nel 1990, un ciclo di lezioni sulla Riabilitazione Respiratoria, tenutesi presso l’Ospedale Luigi Sacco a Milano. Tra i relatori Nicolino Ambrosino e Stefano Nava, figure di grande stimolo per lo sviluppo della nostra professione. È arrivata poi la prima richiesta di un corso presso l’Ospedale S. Orsola a Bologna e da lì è iniziato un susseguirsi di eventi realizzate presso numerose strutture sanitarie, impegno che prosegue fino ai giorni nostri.

Successivamente è nata l’esigenza di confrontarsi sulla procedura più utilizzata, la disostruzione bronchiale, con i colleghi europei che stavano affrontando questo tema con un approccio scientifico.  Sono nati così i primi corsi con Jean Chevaillier sulla metodica del “Drenaggio Autogeno” (1993),  con Guy Postiaux sulla “Fisioterapia Respiratoria guidata dall’auscultazione ELTGOL-EDIC” (1997) e con Sergio Zuffo che dopo aver frequentato in Danimarca il dipartimento di fisioterapia del Rigshospital di Copenaghen portò in Italia quanto appreso da Merete Falk sull’utilizzo della Pressione Espiratoria Positiva.

Nel tempo abbiamo organizzato numerosi corsi sui principali ambiti di intervento del fisioterapista respiratorio: Riabilitazione Respiratoria in area critica, ricondizionamento all’esercizio fisico nel paziente respiratorio, gestione del paziente tracheostomizzato, fisioterapia respiratoria nel paziente con patologie complesse in età evolutiva, gestione respiratoria nei soggetti con deficit neuromuscolare, ventilazione meccanica non invasiva, valutazione e trattamento dei disturbi respiratori in sonno e tanti altri.

Nel 2003 per rispondere all’esigenza di conoscere la situazione dei fisioterapisti respiratori in Italia, abbiamo fatto un cospicuo investimento economico incaricando una società specializzata in ricerche di mercato perché svolgesse un’indagine conoscitiva negli ospedali italiani. Sono stati raggiunti il 90% degli ospedali italiani e solo nel 38% sono stati individuati fisioterapisti operanti in ambito respiratorio. Inoltre, il profilo delle competenze che si è delineato è stato quello di un professionista con scarse competenze specialistiche.

La fotografia dimostrava chiaramente la necessità di una  formazione specialistica specifica per il fisioterapista respiratorio, un percorso didattico universitario che andasse a colmare il vuoto formativo dei percorsi fino ad allora esistenti. Nel 2007 è nato così il Master in Fisioterapia e Riabilitazione Respiratoria in collaborazione con l’Università Statale di Milano e la cattedra di Chirurgia Toracica, diretta dal Prof. Luigi Santambrogio.

Una successiva survey realizzata nel 2016 mediante un’indagine condotta su un campione di circa 200 fisioterapisti ha mostrato un confortante incremento di competenze respiratorie specifiche e condizioni di maggiore autonomia e responsabilità professionale.

L’attività divulgativa

Le Riviste

Ogni iniziativa editoriale dell’Associazione è stata caratterizzata come un “servizio” a favore dei fisioterapisti per divulgare le novità della ricerca scientifica attinenti alla Fisioterapia Respiratoria. Nel 1992 è stato pubblicato il primo numero del Bollettino ARIR che consentiva ai colleghi di accedere agli abstract di lavori scientifici internazionali; è stato possibile realizzarla attingendo alla biblioteca scientifica del Servizio di Fisiopatologia Respiratoria dell’ospedale di Niguarda, poiché in quegli anni non era possibile accedere alle banche dati biomediche. Il Bollettino ARIR è stato inviato inizialmente ai Servizi di Fisioterapia e Riabilitazione e ai Servizi di Fisiopatologia Respiratoria di Milano e dintorni; a causa delle limitate risorse disponibili la pubblicazione era a cadenza semestrale. Nel 2002 il Bollettino è stato sostituito dalla “Rivista Italiana di Fisioterapia e Riabilitazione Respiratoria”, un periodico quadrimestrale con distribuzione nazionale. Nel 2005 in collaborazione e per concessione dell’AARC è stata realizzata la seconda rivista a marchio ARIR: “Selezione ARIR da Respiratory Care e AARC Times”, che proponeva una selezione di lavori scientifici pubblicati sulle riviste dell’American Association for Respiratory Care di interesse per la realtà italiana. Dal 2017 l’impegno divulgativo dell’Associazione si è aperto alla collaborazione con Riabilitazione Oggi che ha messo a disposizione della nostra Associazione uno spazio dedicato alla Fisioterapia Respiratoria in ogni numero della rivista.

Il 2019 ha visto un salto di qualità nella distribuzione della produzione editoriale dell’Associazione con la collaborazione all’edizione della rivista internazionale indicizzata, Monaldi Archives for Chest Disease che,  grazie al contributo di ARIR, si è arricchita di una sezione dedicata alla Fisioterapia e Riabilitazione Respiratoria.

I libri

Nel 1995 l’attività editoriale dell’Associazione si è ampliata con la pubblicazione del primo libro ARIR: “Riabilitazione Respiratoria Nuovi Orientamenti” a cura di Andrea Bellone (Edizioni Midia), seguito nel 2001 da “LA DISOSTRUZIONE BRONCHIALE Dalla teoria alla pratica” e nel 2014 da “Il ricondizionamento all’esercizio fisico del paziente con patologia respiratoria”.

Dalla affiliazione con AIPO sono scaturite una serie di pubblicazioni congiunte tra cui, nel 2004, la declinazione del Profilo Professionale e del Percorso Formativo in ambito respiratorio “Fisioterapia e riabilitazione respiratoria: dal profilo professionale ad una proposta di percorso formativo”, nel 2006 il testo “Esame clinico e valutazione in riabilitazione respiratoria” (Edizioni Masson), nel 2011 il position paper “Cure palliative dei pazienti con patologie respiratorie croniche avanzate non oncologiche” e nel  2015 le “Raccomandazioni Italiane sulla Pneumologia Riabilitativa. Evidenze scientifiche e messaggi clinico-pratici” pubblicate su Rassegna di Patologia dell’Apparato Respiratorio e sulla Rivista Italiana di Fisioterapia e Riabilitazione Respiratoria,  riviste ufficiali delle due associazioni.

La presenza di ARIR online

I primi passi dell’Associazione sul web risalgono al 1998, quando il primo sito ARIR viene messo online come costola del già noto www.pneumonet.it.  Nel 2010 è diventato un sito autonomo con l’indirizzo che ancora oggi è un punto di riferimento per i pazienti con patologie respiratorie croniche e per i professionisti che si interessano alla Fisioterapia e Riabilitazione Respiratoria. Da allora, quello che oggi è il nodo principale del rapporto tra l’Associazione e i Soci ARIR, ha cambiato più volte aspetto arricchendosi di funzionalità per mettersi al passo con i tempi e con le necessità associative.
Tra il 2016 e il 2018 l’Associazione inizia ad utilizzare i suoi account social su Facebook, Twitter e Instagram per rafforzare la propria linea comunicativa e allo stesso tempo produce dei video educazionali che vengono pubblicati su www.arirassociazione.org e sull’account YouTube di ARIR.
Migliorare l’aspetto della comunicazione dell’Associazione, insieme alle altre attività svolte, rappresenta una sfida quanto mai attuale per il direttivo e per i membri attivi dell’ARIR.

I convegni e i congressi

Nel 1999, in occasione del decimo anno dalla fondazione, ARIR ha organizzato a Reggio Emilia il primo Convegno internazionale “Disostruzione Bronchiale: tecniche emergenti” che ha visto tra i relatori esperti fisioterapisti stranieri: J. Chevaillier (De Haan, Belgio), M. McIlwaine (Vancouver, Canada), V. Deshpande (Atlanta, USA), M.I. Zanetti Feltrim (San Paolo, Brasile), G. Postiaux (Montignes sur Sandre. Belgio)e  J.C. Chabanel  (Lione, Francia).

Nel 2009, forte della dimensione internazionale raggiunta dall’Associazione, è stato organizzato seguì a Stresa (VB)  il terzo Congresso Europeo della European Respiratory Care Association organizzato congiuntamente da ARIR e ERCA che di fatto è stato anche il primo Congresso Internazionale ARIR.

Il successo di questo evento ci ha dato la spinta per impegnarci a realizzare un appuntamento triennale di grande portata; da allora grazie all’impegno di tutto il direttivo e dei colleghi che collaborano attivamente con l’associazione abbiamo realizzato diversi Congressi Internazionali: a Genova nel 2013, a Rimini nel 2016, giungendo al  4° congresso internazionale che nel 2019 si è tenuto a Treviso sul tema “La tecnologia al servizio della clinica. Suggerimenti del passato per scommettere sul futuro”.

L’impegno di ARIR oggi

La Riabilitazione Respiratoria è considerata il trattamento non farmacologico d’elezione per le patologie respiratorie croniche,  ma rimane ancora molto da fare perché ancora oggi solo una minima quota di pazienti ha accesso a questo tipo di percorso.

Nonostante sia ormai evidente che la presenza di professionisti sanitari, con competenze specialistiche in ambito respiratorio, può fare la differenza nella gestione delle patologie respiratorie acute e croniche, sia in termini di miglioramento della qualità di vita dei pazienti sia in termini di risparmio della spesa sanitaria,  sono ancora troppo pochi gli ospedali che dispongono di fisioterapisti respiratori.

Riteniamo che molto ancora debba essere fatto anche in tema di organizzazione sanitaria: pochissimi sono gli ospedali per acuti in cui il fisioterapista respiratorio è presente 7/7 giorni, nessuno con turnazione 24/24 ore;  la presa in carico post-dimissione è saltuaria o manca del tutto e sporadiche  sono le esperienze  di  gestione al domicilio dei malati respiratori cronici.

Anche oggi, dopo i primi 30 anni di vita dell’ARIR, permane il fermo e deciso impegno della Associazione a dare il proprio contributo affinché si ottenga il riconoscimento della specificità del nostro ruolo e si giunga ad una programmazione responsabile e capace di soddisfare il reale fabbisogno di cura dei pazienti affetti da malattie respiratorie.